Bersagli
L’urgenza di insultare e attaccare chi raggiunge il successo, è la reazione di chi non sa guardare in faccia il proprio fallimento.
C’è una differenza sostanziale tra il dissenso e l’odio: il primo nasce da un’opinione, il secondo da un’urgenza.
Ogni volta che qualcuno emerge, viene riconosciuto, ottiene visibilità, c’è chi sente la necessità di attaccarlo. Non si tratta di semplice critica, ma di una spinta quasi fisiologica a esprimere disprezzo. È un meccanismo che la psichiatria e la psicanalisi conoscono bene: l’aggressività proiettata verso l’esterno come valvola per difendere il proprio equilibrio interno.
Freud, nei suoi scritti sull’aggressività, parlava di pulsione di morte: la tendenza a distruggere ciò che ci appare come minaccia. Melanie Klein descrisse il meccanismo della scissione: dividere il mondo in buono e cattivo, ideale e persecutorio. In psichiatria più recente si è parlato di aggressività difensiva: un attacco come modo per preservare la percezione di sé.
Il Controcanto è il mio progetto indipendente di approfondimento e confronto sulle tante contraddizioni e criticità del mondo della musica classica in Italia.
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Grazie e buona lettura,
Tiziana
Sui social questi meccanismi diventano collettivi: ciò che disturba la nostra immagine viene trasformato in un nemico su cui scaricare rabbia. Per questo l’odio non è mai proporzionato alla causa. È sempre eccessivo, teatrale. Perché non parla del bersaglio: parla di chi lo esprime.
Eppure la domanda centrale resta: perché, nella musica, ci sono figure che diventano bersagli più di altre?
Ho analizzato 5 figure contemporanee nell’ambito della musica che polarizzano in modo evidente l’odio collettivo, vediamole insieme:



